Onorevoli Colleghi! - L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 52/15 del 20 novembre 1997, ha proclamato l'anno 2000 «Anno internazionale della cultura della pace» e, con la risoluzione 53/25 del 10 novembre 1998, ha proclamato il periodo 2001-2010 «Decennio internazionale della promozione di una cultura della nonviolenza e della pace a beneficio dei bambini del mondo».
      Più recentemente, con la risoluzione 53/243 del 13 settembre 1999, la medesima Assemblea ha adottato una dichiarazione e un programma di azione su una cultura di pace.
      Nel 1992 il Segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Ghali, nella sua «Agenda per la Pace», auspicava la creazione di istituti e di centri a livello locale in grado di sostenere efficacemente la formazione di personale ad attività di peacemaking, peacebuilding e peacekeeping, a partire dai territori locali.
      Gli studi per la nonviolenza e per la pace (Peace Studies), di recente innovazione nei curricula accademici europei, sono nati alcuni decenni or sono in virtù dell'esigenza di delineare apparati teorici e percorsi metodologici che potessero sostenere un concreto impegno per la costruzione di processi di pace; dal livello «micro» (dimensione interpersonale) al livello «meso» (relazioni sociali intra e intergruppi) al livello «macro» (fenomeni collettivi), gli studi per pace hanno tentato una definizione di forme nuove per la trasformazione delle conflittualità al fine di prevenire l'escalation distruttiva che può sfociare nella violenza.

 

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      Pur essendo un campo di studi trasversale a svariati ambiti disciplinari (politici, giuridici, sociologici, psicologici, antropologici eccetera), si è andata comunque nel tempo delineando un'attenzione da parte della comunità scientifica allo sviluppo di competenze specificamente rivolte alla creazione di «reti di relazioni» in grado di sostenere processi costruttivi di crescita delle comunità, a partire dalla rimozione dei fattori che sostengono aspetti di violenza strutturale.
      Prescindendo, infatti, dalla forma più eclatante di violenza relativa al conflitto armato, va in primo luogo data attenzione alle forme di violenza strutturale che violano i diritti fondamentali delle persone e la stabilità sociale delle comunità umane. Risulta pertanto necessario lo studio delle precondizioni per la pace, cioè di quei processi trasformativi che favoriscono l'instaurarsi di sistemi di relazioni sociali più giusti e pacifici. Gli strumenti di cui si avvalgono oggi la ricerca e la pratica del lavoro per la pace attingono a tali premesse e, in particolare, riguardano le pratiche di trasformazione delle conflittualità sociali, la mediazione e la facilitazione sociale (quartieri urbani), l'educazione-formazione alla nonviolenza e alla pace, i programmi territoriali anti-violenza, gli interventi per la difesa dei diritti umani, la promozione di una cultura del transarmo, per la conversione dell'industria bellica, la costituzione di corpi civili di pace, la negoziazione e la facilitazione dei processi decisionali per il sostegno ai processi di democrazia partecipativa.
      Diversi Governi europei hanno già da alcuni decenni creato istituti di ricerca per la pace, finanziati pubblicamente, per sostenere in modo scientifico e con continuità lo studio e gli interventi nel campo, e ciò ha consentito di ampliare notevolmente, sotto vari aspetti, la conoscenza dei meccanismi e dei fattori che permettono la costruzione di ordini di pace.
      Il lavoro per la non violenza e per la pace si articola su due grossi versanti: uno locale e l'altro internazionale, con l'unico obiettivo di prevenire e di trasformare comportamenti distruttivi, sia a livello interpersonale che collettivo.
      In Italia, come è noto, non esiste attualmente una struttura di riferimento nazionale specificamente deputata all'approfondimento e all'evoluzione degli studi e delle pratiche di lavoro in questo campo.
      Si propone, pertanto, la creazione di un Istituto superiore di studi per la costruzione di processi di pace, per la trasformazione nonviolenta dei conflitti e la promozione dell'eguaglianza sociale (ISSPACE).
      La costituzione dell'ISSPACE risponde allo scopo di svolgere attività di ricerca-azione partecipativa nel campo di studi e di formare operatori sociali territoriali (peaceworkers) in grado di operare sia a livello locale che internazionale. A livello locale cureranno:

          1) la gestione «bottom-up», a partire cioè dalle stesse comunità, dei fenomeni di conflittualità e dissocialità che possono sfociare in violenza, con una specifica attenzione ai fenomeni di marginalità sociale (percorsi di empowerment) e alle svariate forme di conflittualità urbana (facilitatori sociali, operatori di quartiere eccetera), con particolare riferimento ai fenomeni di dissocialità e di devianza;

          2) la collaborazione alla definizione di politiche di progettazione partecipata presso le comunità territoriali;

          3) la formazione di personale e di cittadini alla nonviolenza e alla pace, con particolare riferimento a tutto il personale impegnato in attività psico-socio-educative, politico-sociali e di missione all'estero nell'ambito di specifici programmi;

          4) l'interazione con gli organismi specifici per la definizione delle politiche di sicurezza urbana.

      A livello internazionale tali operatori saranno impegnati nel lavoro con le comunità territoriali, oltre che nelle suddette attività, anche per l'individuazione di percorsi di diplomazia preventiva «dal basso», di politiche di sicurezza partecipata e di sostegno alle politiche di sviluppo sostenibile.

 

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      Gli operatori sociali territoriali esperti (peaceworkers) contribuiranno alla costituzione dei corpi civili di pace nazionali che, così come il Parlamento europeo ha già suggerito in una mozione del 1995 e in svariati altri documenti, rappresentano un'importante e fondamentale risorsa per le politiche della sicurezza, nazionale e internazionale, specificamente rivolte alla prevenzione dei conflitti distruttivi e della violenza armata, e la realizzazione sarà effettuata in collaborazione con vari dicasteri.
      L'ISSPACE dovrebbe possedere una forma giuridico-organizzativa tale da garantire la sua piena autonomia intellettuale e operativa, indispensabile per svolgere una seria attività scientifica e per mettere in campo una concreta progettualità sul territorio.
      In conclusione, l'ISSPACE si caratterizzerebbe per un impegno volto a:

          a) divulgare una cultura sociale della nonviolenza e della pace a tutti i livelli a cui ciò possa essere effettuato;

          b) formare personale, sia civile che militare, con particolare riferimento a coloro che sono impegnati sia in territori locali attraversati da fenomeni di degrado, illegalita e violenza sia in attività di missione all'estero;

          c) contribuire alla costituzione di un Corpo civile nazionale di pace composto da personale esperto;

          d) collaborare con la società civile per sviluppare con le sue diverse componenti progetti comuni di ricerca e azione sul territorio;

          e) sostenere le politiche per la nonviolenza e per la pace a tutti i livelli a cui ciò può verificarsi, sia localmente che su scala internazionale.

      La collocazione elettiva dell'ISSPACE presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali deriva sia dalla spiccata componente sociale del campo complesso di studi e delle competenze richieste agli operatori, indipendentemente dall'orientamento teorico (politico-sociale, socioculturale, psicosociale, economico sociale eccetera), sia dall'esigenza di connotare in senso preventivo i programmi e gli interventi antiviolenza, per la pace e la sicurezza, attraverso una specifica evoluzione delle politiche sociali.
      L'ISSPACE interagisce con tutti gli altri dicasteri con cui può stipulare eventuali protocolli di intesa; si citano solo alcune possibili interazioni con:

          il Ministero dell'interno per le politiche della sicurezza;

          il Ministero per i beni e le attività culturali per la promozione di una cultura della pace e del dialogo interreligioso e interculturale;

          il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per i programmi di educazione alla pace in sede scolastica;

          il Ministero degli affari esteri per attività nell'ambito della cooperazione allo sviluppo in merito alla definizione di programmi internazionali di interventi civili di pace o di interposizione in aree attraversate da gravi conflitti;

          il Ministero della difesa rispetto ad eventuali collaborazioni civili-militari, con particolare riferimento alle competenze dell'Ufficio nazionale per il servizio civile, collocato presso il Ministero della solidarietà sociale, e al relativo comitato per la difesa popolare civile non armata e nonviolenta (DCNAN).

      Si sottolinea l'esigenza, attraverso l'ISSPACE, di colmare un vuoto istituzionale nel campo del lavoro territoriale mirato alla trasformazione dei conflitti sociali; non si ravvede un'identica esigenza nel campo della politica estera e degli studi giuridico-internazionali, già oggetto di interesse di alcuni istituti di ricerca e studio nazionali.

La ricerca per la nonviolenza e la pace.

      La ricerca per la nonviolenza e la pace, di seguito Peace Research (PR), è tipicamente

 

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definibile come ricerca-azione partecipativa.
      Per quanto attraverso evoluzioni alterne e controverse, si può affermare che attualmente la PR si pone come espressione della ricerca di soluzioni alternative a tutte le condizioni socioculturali che pongono in atto la violenza come forma di comunicazione e interazione tra le genti, a partire dagli aspetti di violenza strutturale insita in molti assetti organizzativi sociali.
      Nella tradizione della PR si identificano, dal punto di vista storico, alcuni cambiamenti nella evoluzione del pensiero e delle pratiche.
      La prima generazione di studi, a derivazione statunitense e a spiccato carattere politico-giuridico, può essere collocata negli anni '50-'60; nata dall'esigenza di evitare disastri come quelli arrecati dalle due guerre, fu caratterizzata dall'attenzione degli studiosi a rinvenire le basi di un lavoro politico-sociale per la gestione dei conflitti. In questo periodo nacque in Europa, ad Oslo, nel 1959, il PRIO (Peace Research Institute of Oslo), il primo istituto di ricerca per la pace a cui ha afferito poi anche J. Galtung come direttore.
      La seconda generazione di studi può essere collocata tra gli anni '70 e '90; nasce e si sviluppa in ambito europeo ed è caratterizzata dal tentativo di svincolare la PR dal deterioramento dell'accademizzazione e di orientare maggiormente il lavoro verso aspetti di pace positiva; nascono, dunque, svariati istituti di ricerca per la pace in Europa che danno impulso sia al lavoro scientifico che all'attivismo dei movimenti sociali.
      La terza generazione di studi, post guerra fredda, va dagli anni '90 a tutt'oggi ed è stata caratterizzata dal superamento dell'eredità della tradizione neorealista delle politiche della deterrenza, dal progressivo ampliamento del campo di studi attraverso l'arricchimento del contributo psicosociale e dal raccordo intenso con l'attivismo di base più che con gli ambienti accademici in cui era nata; gradualmente si è posto l'accento sugli aspetti socioculturali dei conflitti, proponendo analisi sia dinamiche che strutturali molto più complesse delle precedenti, con attenzione al fenomeno delle «nuove guerre» e ai conflitti etnici che hanno tragicamente animato la scena mondiale negli ultimi decenni; nascono, dunque, i cosiddetti «studi culturalisti» con nuove elaborazioni in materia di conflittologia derivanti dalle scienze umanistiche.
      I nuovi indirizzi della PR sono stati recepiti dalle istituzioni tanto che l'«Agenda per la Pace» di Boutros Ghali (1992) sottolineava proprio l'importanza della prevenzione dei conflitti armati e della violenza attraverso sia i canali tradizionali della diplomazia preventiva che quelli di una opera formativo-educativa a livello locale che fosse in grado di creare personale in grado di intervenire concretamente e validamente sul territorio; nascono in questi anni associazioni di studiosi in tutto il mondo che si riconoscono come peace researchers.
      In questa fase storica, la PR pone, dunque, esigenze di formulare nuove categorie interpretative, in virtù della evoluzione dello stesso pensiero costruttivista che ne aveva fondato la natura critica; in sintesi possiamo identificare i seguenti punti:

          1) superamento dell'approccio tradizionale politico-giuridico internazionalista, influenzato dalla guerra fredda, con l'arricchimento di altre discipline, come quelle psicosociali, proiettate al lavoro con le comunità territoriali;

          2) affrancamento dall'accademizzazione della PR: tale controtendenza europea ha fatto sì che si creasse pian piano una graduale differenza tra l'approccio europeo e statunitense;

          3) assunzione di una prospettiva non-eurocentrica ma di contesto;

          4) attenzione crescente verso gli attori non statali e i movimenti sociali;

          4) studio scientifico più attento e documentato sulla efficacia delle azioni nonviolente.

      Alcuni autori sostengono che la PR si sia affermata come vero campo di studio

 

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e intervento in particolar modo dopo gli anni della tensione bipolare della guerra fredda, anche in funzione della crescente maggiore attenzione alla correttezza metodologica nella ricerca scientifica e al graduale sviluppo di una pluralità di approcci teorico-pratici.
      Dal punto di vista epistemologico, certamente la PR va definita come «scienza orientata» in quanto possiede, come finalità dichiarata, il solido ancoramento a valori umani ed etici imprescindibili, a partire dalla tensione verso il raggiungimento di condizioni sociali di maggiore equità; per questo la PR è attualmente concentrata a rendere più solido il proprio apparato teorico di pensiero, a caratterizzarsi sempre più come campo transdisciplinare e a potenziare nel contempo il raccordo con i movimenti sociali per la pace.

La creazione di un Istituto per la Peace Research in Italia.

      Sulla base di quanto suesposto, si sottolinea che in Italia (in questo settore in ritardo di alcuni decenni rispetto ad altri Paesi europei) non è ancora mai stato realizzato un istituto statale che si occupi di Peace Research, nonostante le sollecitazioni pervenute da tempo al mondo politico dall'associazionismo di base.
      La creazione di un Istituto che abbia finalità di studio sulla Peace Research deve prevedere, comunque, un progetto politico e scientifico complesso, in grado di coniugare la proposta di un sistema difensivo integrato con l'attivazione di processi socio-culturali trasformativi a partire dal lavoro con le comunità territoriali.

Istituti governativi europei di ricerca per la nonviolenza e per la pace.

      Si riportano di seguito le realtà europee non universitarie più significative, impegnate nella ricerca e nella formazione per la pace, finanziate dai governi nazionali.
      Sono esclusi dal presente elenco sia i centri di ricerca privati (finanziati da associazioni, fondazioni eccetera) che le università pubbliche che hanno attivato al loro interno corsi sui Peace Studies. Ci si riferirà, pertanto, esclusivamente agli Istituti europei di ricerca per la pace finanziati pubblicamente.
      Si sottolineano la tradizionale sensibilità dei governi nord-europei a tali tematiche e la particolare attenzione che da sempre i Paesi scandinavi hanno mostrato nel sostenere istituti e centri di ricerca in questo campo.
      Come è noto, il primo Istituto di ricerca per la pace nacque nel 1959 ad Oslo (Peace Research Institute of Oslo), mentre negli Stati Uniti solo alcune università possedevano corsi formativi sul tema dei Peace Studies (sembra che il primo programma di studi sia stato avviato nel 1948 da una piccola università di studi umanistici a North Manchester, nello Stato dell'Indiana).

Norvegia

PRIO - Peace Research Institute, di Oslo.

      L'Istituto nacque sulla base di un programma sociale di studio nel 1959 come «costola» dell'Istituto di ricerca di Oslo e divenne indipendente nel 1966 con il suo primo direttore, Johan Galtung.
      L'Istituto possiede carattere internazionale sia per la ricerca effettuata che per gli scambi attivati.
      L'Istituto è finanziato dai Ministeri norvegesi della ricerca e dell'educazione, ma può ricevere anche altri contributi, pubblici e privati, per specifici progetti di ricerca.

Svezia

SIPRI - International Peace Research Institute, di Stoccolma.

      Fu istituito nel 1966 dal Parlamento svedese e ha uno statuto indipendente.
      L'Istituto si occupa di condurre ricerche per la soluzione pacifica dei conflitti internazionali.

 

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      Il SIPRI è attualmente un accreditato riferimento scientifico per la ricerca internazionale nel campo e gode di uno staff di esperti altamente qualificato.
      È finanziato dal Parlamento svedese ma riceve anche contributi privati.
      Pubblica annualmente il «SIPRI yearbook» che rappresenta oggi la fonte più autorevole di studi in campo strategico-militare relativamente alle spese militari e agli investimenti in armamenti nel mondo.

Danimarca

COPRI - Peace Research Institute, di Copenaghen.

      È stato istituito nel 1985 e la sua attività è andata crescendo nel tempo, con un interesse particolarmente rivolto alla sicurezza nordeuropea (Mare del Nord, Mare Baltico e rapporti con la Russia) e alle trasformazioni dei conflitti etnici e intra-Stato europei.
      L'Istituto è finanziato dai Ministeri della ricerca e della tecnologia, ma può ricevere contributi anche da altri soggetti pubblici e privati.

Finlandia

TAPRI - Peace Research Institute, di Tampere.

      È stato fondato nel 1969 dal Parlamento finlandese, ma dal 1994 è finanziato dall'università di Tampere in cui è presente come Istituto indipendente.
      È composto da un direttore, da dieci ricercatori e da tre persone con compiti di segreteria.
      Svolge ricerca in diversi campi, con particolare attenzione alla risoluzione pacifica dei conflitti.

Gran Bretagna

Dipartimento di Peace Studies di Bradford.

      A Bradford attualmente si trova il più grande centro di Peace Studies del mondo.
      Nato all'interno della omonima università locale nel 1974, il Dipartimento ha visto la sua notoria crescita grazie all'attenzione dei governi e ai finanziamenti pubblici ricevuti per potenziare il campo di studi, tanto da rendere il Dipartimento il più grande Centro attualmente esistente al mondo per studi, ricerche e interventi nel campo della promozione della pace.
      In particolar modo, il Conflict Resolution Center, presente come unità di ricerca all'interno del Dipartimento, segue programmi di ricerca in svariati ambiti e in diversi Paesi.
      Possiede una vasta gamma di pubblicazioni e programmi di studio, con accesso di iscritti provenienti da ogni parte del mondo.

Belgio e Lussemburgo

GRIP - Group de recherche et d'information sur la paix et la sécurité.

      L'Istituto ha sede a Bruxelles e opera nel campo della ricerca e della formazione per la prevenzione dei conflitti.
      Fin dalla sua creazione, nel 1979, è stato riconosciuto come una organizzazione indipendente di educazione permanente dal Governo belga; riceve comunque regolarmente finanziamenti dalla Direzione belga della cooperazione internazionale, dal Ministero belga e lussemburghese degli affari esteri, dalla Organizzazione internazionale dei francofoni (OIF).
      È composto da una ventina di ricercatori ed è organizzato in quattro settori: centro di documentazione, ricerca, editoria e pubblicazioni scientifiche, segreteria amministrativa. Oltre ai ricercatori interni, si vale di svariate collaborazioni esterne con esperti internazionali.

Paesi Bassi (Olanda)

      Nel 1963 fu fondato a Groningen l'International Peace Research Association, un Istituto di ricerca che è stato per molto tempo un punto di riferimento importante per ricercatori olandesi e belgi e che ha

 

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influenzato la Peace Research in Europa. Il primo direttore, fino al 1971, fu Bert Roling, già ricercatore presso l'Istituto di polemologia francese.
      L'Olanda è, inoltre, sede di organizzazioni governative internazionali, come nel caso della Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), una organizzazione internazionale che si è costituita all'Aja nel 1997 a partire da un centinaio di Paesi che avevano sottoscritto la «Chemical Weapons Convention», un trattato internazionale per bandire l'uso delle armi chimiche nel mondo.

Germania

a) PRIF - Peace Research Institute Frankfurt, a Francoforte.

      È stato fondato nel 1970 dal Governo come fondazione pubblica. A differenza di altri centri di ricerca, l'Istituto risente della spiccata attenzione degli studi per la pace in Germania verso argomenti di tipo psico-sociologico per cui svolge ricerche, oltre che sui temi della sicurezza europea, anche sulla psicologia della pace, sull'educazione e sulla formazione con particolare attenzione alle nuove generazioni. Possiede la biblioteca specializzata più fornita della Germania con circa 30.000 volumi.

b) PRIUB - Peace Research Information Unit Bonn, a Bonn.

      È un istituto indipendente, fondato nel 1984 e finanziato per l'80 per cento dal Governo federale e per il restante 20 per cento dalle regioni dell'Assia e della Renania-Westfalia. Svolge intensa attività di ricerca, pubblica una collana di studi ed una rivista; cura, inoltre, il «Peace Research Index», un elenco aggiornato su realtà e ricercatori che si occupano di ricerca per la pace.

c) SHIP - Schleswig-Holsteinisches Institute for Peace Research, a Kiel.

      Fondato nel 1995 con decreto ministeriale, ha sede a Kiel, nella Germania settentrionale. Si occupa soprattutto di prevenzione della violenza e trasformazione nonviolenta dei conflitti. È composto da un direttore e da undici ricercatori e si avvale di collaborazioni con università e con centri di ricerca. È finanziato dal governo regionale ma può ricevere contributi privati su progetti specifici.

Austria

ASPR - Austrian Study Center for Peace and Conflict Resolution.

      Il Centro è stato fondato, come organizzazione governativa indipendente, nel 1982 e nel 1988 ha dato origine alla EPU-European Center for Peace Studies; gode di finanziamenti da parte del Governo austriaco.
      È attualmente una delle realtà più qualificate al mondo per la formazione nel campo e si avvale della collaborazione di esperti di prestigioso livello internazionale. Ha elaborato il primo programma al mondo di addestramento di civili ad attività di peacebuilding e di peacekeeping (International Civilian Peace Keeping e Peace Building Training Program). Ha sede nel castello di Schlaining e possiede un noto centro congressi e una biblioteca con oltre 20.000 volumi.

Svizzera

GIPRI - Geneve International Peace Research Institute.

      L'Istituto è stato creato nel 1970 come fondazione di diritto privato; dal 2000 gode di finanziamento pubblico ad opera del Consiglio delle confederazioni e del Cantone di Ginevra.
      Si occupa di ricerca a livello internazionale e collabora con organizzazioni governative internazionali.

Francia

      In Francia, nel 1945, è stato fondato uno dei primi istituti di ricerca al mondo

 

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sui temi della pace; si trattava dell'Institut Français de Polémologie, fondato da G. Bouthoul. Nel 1979 è stato fondato l'IFRI.

IFRI - Institut français des relations internationales, di Parigi.

      L'Istituto è uno dei più importanti centri di ricerca europei indipendenti, con attenzione alla politica internazionale e alla promozione della pace.
      Fondato nel 1979, si è sempre caratterizzato per la ricerca attenta di orizzonti differenti e di avanguardia nell'analisi delle vicende sia locali, sia internazionali.
      È sia un centro di ricerca che un luogo di riflessione scientifica e di dibattito, in raccordo con i movimenti della società civile; pratica formazione e svolge intensa attività di informazione. Dispone di una ventina di ricercatori interni e si avvale della collaborazione di numerosi consulenti esterni.
      L'Istituto è indipendente e gode di finanziamenti sia pubblici che privati, secondo una formula mista di partenariato pubblico-privato, che consente all'Istituto di avvalersi di finanziamenti da parte di organizzazioni e di fondazioni internazionali.
      Si occupa di relazioni internazionali, sicurezza internazionale e politiche migratorie.
      Si sottolinea che la Francia possiede un associazionismo di base molto impegnato e che, in occasione del citato decennio internazionale 2001-2010 per la promozione di una cultura della nonviolenza e della pace per i bambini del mondo, proclamato dall'ONU, si è costituita la «Coordination Française pour la Décennie», cioè il coordinamento di tutte le associazioni nonviolente, che ha avviato, anche con finanziamenti pubblici, il programma «Non-Violence XXI» con numerose iniziative rivolte a svariati settori della vita culturale e sociale del Paese.
      L'Institut de recherche sur la Résolution Non-violente des Conflits opera nel campo della risoluzione nonviolenta attraverso una ricca attività di ricerca, formazione e azioni concrete; pur non essendo un istituto esclusivamente a carattere pubblico, gode comunque di finanziamenti da parte di vari Ministeri oltre che di contributi privati.

Spagna

Gernika - Centro di ricerca per la pace e la trasformazione dei conflitti «Gernika Gogoratuz».

      È una Fondazione indipendente del governo basco, di cui è presidente il sindaco di Guernica e il cui comitato direttivo è composto dai rettori di università locali, da consiglieri e da altri esponenti istituzionali del governo basco.
      Svolge attività scientifiche principalmente rivolte allo studio dei conflitti locali, con particolare riguardo alle attività di mediazione e di riconciliazione.
      L'Istituto ha attivato un dottorato in psicologia dei conflitti in collaborazione con le università basche.

      Come si evince, l'Italia è indietro di alcuni decenni rispetto agli altri Paesi europei.

 

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